La monocoltura del turismo

Se vieni a Napoli piangi due volte, una quando arrivi e l’altra quando rimani bloccato tra la folla che guarda i presepi.

Una città non è solo un ammasso di strade ed edifici, ma è composta da un corpo architettonico e da un’anima civica. Quando la prima si mantiene nel tempo ma la seconda si affievolisce perché i suoi abitanti ne sono cacciati, allora la città stessa diviene banale, quasi fosse la riproduzione o il supermarket di sé stessa. (Rete SET)

Mi serve una buona dose di ipocrisia, perché sono stato turista in altre città e lo sarò ancora; il pacchetto “experience like a local” l’ho vissuto, provato ed a volte anche goduto. Tuttavia se qualcuno volesse davvero vivere like a local a Napoli, passerebbe le giornate ad imprecare contro una folla di zombie che camminano in processione su strade troppo strette per contenerli tutti.

Questa città da qualche anno a questa parte ha subito un incremento così grande del mercato turistico da mandare in corto circuito l’intero sistema e da cambiare radicalmente fisionomia, attività e luoghi. Napoli si sta trasformando lentamente in un parco a tema tarantelle e pulcinella e le attività stanno diventando recipienti di servizi per soddisfare backpackers, avventurieri, businessman e cultori dell’arte e del cibo. Il boost che ha ricevuto Napoli ha convinto molti ad aprire, modificare o cambiare le proprie attività in servizi per il turista.

L’ overtourism, non è nuovo nello stivale, ne troviamo i sintomi maggiori in città come Venezia e Firenze. Wikipedia lo definisce come “the perceived congestion or overcrowding from an excess of tourists, resulting in conflicts with locals”. In sostanza questo fenomeno avviene quando ci sono troppi visitatori in una specifica destinazione. Troppi è naturalmente un riferimento soggettivo, ma è stabilito in ogni città dai propri residenti, aziende, imprese e turisti stessi. Quando gli affitti si alzano e spingono fuori dai centri gli abitanti per fare spazio ad affitti per vacanze, quello è overtourism. Quando la fauna locale è spaventata e si sposta in altre zone, quando i turisti non riescono ad entrare nei musei, quando un sistema fragile comincia a collassare. ci sono tutti i sintomi dell’overtourism.

L’incremento significativo delle compagnie aeree low cost ha permesso a tutti i turisti con capacità di spesa minore di scegliere destinazioni considerate irraggiungibili prima di allora. Un’altra causa è rappresentata dalle navi da crociera che inondano le città con migliaia di turisti “Mordi e fuggi” che passato poco tempo nelle destinazioni, non spendono, ma che creano enormi disagi a cittadini e viaggiatori stessi. Un altro fenomeno che merita la nostra attenzione è quello dell’alloggio nelle case private: è incontrollato ed aumenta vertiginosamente il prezzo degli affitti .

Poi ci sono i social media. Da qualche decennio a questa parte il turismo è sinonimo di esperienza; in una società dove apparire è meglio che essere è molto più importante condividere foto che avere un viaggio piacevole. Il turismo d’altronde si basa su ciò che noi riteniamo desiderabile. E quello che desideriamo è anche un prodotto dell’immaginario mediatico, qualcosa che è influenzato da quello che ci viene indotto. La città non è da meno: vie modulari, franchising, souvenir stereotipati si nascondono sotto la maschera dell’esperienza dell’autentica napoletanità, impoverendo terribilmente le caratteristiche uniche delle città.

Anche Napoli abbraccia quella che è ormai la sua unica fonte rimasta di ricchezza e di guadagno, cioè un’economia unica (al pari delle monocolture negli stati sub sahariani) che rivela fragilità e solleva questioni cruciali tanto sul piano economico che su quello sociale. A chi fa bene? Come il quartiere di Scampia giova dal turismo di Mergellina? La monetizzazione di ogni spazio non è una perdita di diversità sociale? Per quanto tempo Napoli sarà una meta turistica ambita? questo indotto economico durerà per sempre?

Una città ha un’architettura e un’anima civica. Senza un compromesso stabile e sostenibile sia per turisti che per cittadini, se gli abitanti ne verranno definitivamente allontanati, allora non ci sarà differenza tra Napoli e le rovine di Pompei.

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