Il Postcolonialismo Spiegato ai Bambini

La critica postcoloniale fuori dal pedante mondo accademico.

Il postcolonialismo si riferisce a una serie di pratiche che tendono ad analizzare la cultura e le politiche di una società. Lungi dall’essere una teoria ben circoscritta, è un approccio che deve le sue strutture ad una varietà di pensatori e scritti.

Partiamo dalle cose ovvie: il postcolonialismo è formato dalla parola Post e dalla parola colonialismo

Questo approccio è connesso per ragioni storiche e culturali con il Colonialismo, cioè quel processo in cui parte delle nazioni europee hanno conquistato politicamente e militarmente una larga parte del mondo extraeuropeo. Nella seconda metà del XX secolo molte nazioni sotto il dominio coloniale hanno ottenuto, alcune in maniera violenta altre attraverso azioni più moderate o pacifiste, l’indipendenza. Tuttavia, ed è qui che il postcolonialismo entra in gioco, è il caso di sottolineare che il processo di dominazione di una nazione su un’altra non è completamente scomparso anche se formalmente inesistente (non assistiamo più ad invasioni o colonizzatori ma esistono forme di dominazione più sottili). da un punto di vista generale, il processo di decolonizzazione non ha lasciato il posto a un mondo più equo. Ci basta pensare alla disparità di ricchezza tra i paesi occidentali e il resto del mondo. In poche parole Il postcolonialismo tenta di fare luce sull’eredità che il colonialismo e la decolonizzazione hanno lasciato nei nostri giorni.

La disparità nelle relazioni che pendono a favore del mondo occidentale non si fa sentire solo sul piano geopolitico ed economico, ma anche sul piano culturale che il soggetto egemone (l’occidente)produce. Antonio Gramsci spiega bene la relazione tra potere politico e culturale, affermando che quando un certo gruppo all’interno della società detiene il potere economico e politico, avrà probabilmente un potere maggiore nel descrivere e influenzare la società in cui il gruppo e gli altri vivono, la capacità cioè di creare un potere culturale.

Nel 1979 Con il suo libro “Orientalismo”, Edward Said porta la nozione gramsciana su scala globale, segnando il punto d’inizio per gli studi postcoloniali. Said identifica “l’occidente” come il soggetto egemone che crea e influenza la cultura, stabilisce la norma e sminuisce e crea stereotipi su ciò che è diverso. In un altro saggio, Gayatri Spivak, descrive questo processo come la costituzione del soggetto coloniale come un perenne “altro”.

Dagli scritti dei suoi fondatori, se così possiamo chiamarli, gli studi postcoloniali hanno allargato il proprio campo d’indagine e sono andati oltre il periodo storico specificatamente coloniale ; oggi attraversano i campi di studi più differenti, dall’antropologia alla psicologia, dalla musica alla letteratura, dalla psicologia alla storiografia. Trans-disciplinarità e l’indagine sulle relazioni impari e le sue relative conseguenze diventano punti cruciali per la critica che negli anni 90 del secolo scorso si diffonde e diventa corso di studi.

Ecco che il prefisso “post” nella parola postcolonialismo appare. La prima parte della parola infatti non indica un periodo cronologicamente posteriore al colonialismo ma si afferma come una presa di distanza dal colonialismo stesso, sia come processo storico, sia come pratica culturale. Si potrebbe definire come un periodo di transizione in cui si mette in gioco la cultura stessa o la sua autenticità, una consapevolezza del costo in termini di vite e culture sacrificate, nella speranza di dare una significativa svolta e dignità all’essere umano in un mondo sempre più piccolo e connesso.

D’altronde assistiamo ad un processo che dalla seconda guerra mondiale ad oggi si sta affermando soprattutto sul piano economico: la globalizzazione. Il processo della globalizzazione economica rischia al giorno d’oggi di diventare una sorta di colonialismo vero e proprio mascherato da parole come “assistenza”, “modernizzazione” “cooperazione”. Se poi prendiamo in considerazione il fenomeno migratorio globale e la conseguente chiusura delle società occidentali, ci è più chiaro come il postcolonialismo possa smascherare le profonde incoerenze del cosiddetto soggetto “civilizzato” e possa contribuire a creare un mondo globale oltre che globalizzato.

Postilla: quello che so sul postcolonialismo

Sicuramente questo scritto può incappare nella critica di persone, accademici e studiosi che sono più esperti di me sull’argomento. Io stesso ho i miei dubbi sul semplicismo “buonista” di questo scritto; nonostante ciò, la critica postcoloniale, nata come controfenomeno in periodi in cui le contraddizioni erano più evidenti, si trova oggi arroccata nelle posizioni accademiche e nel ragionamento astratto degli intellettuali. Credo che sia utile ed urgente una semplificazione di certi approcci (con tutte le difficoltà del caso, considerando la natura multiforme e complessa del postcolonialismo).